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Sembra che la nuova generazione di giovani avrà dei nuovi amici… Hai mai pronunciato “Hey Google”? Stiamo parlando degli assistenti vocali che sono già presenti in molte case e presto diventeranno uno strumento indispensabile anche nelle aziende.

Con l’arrivo di Google Home, alcuni clienti ci hanno chiesto espressamente se tali prodotti rappresentassero un rischio per la loro privacy. In pratica volevano sapere se gli assistenti vocali come Home Pod, Cortana, Amazon Echo, possono ascoltare le loro conversazioni.

A cosa servono gli assistenti vocali?

Negli ultimi anni abbiamo notato una vera e propria ascesa di questi robot: dapprima come assistenti vocali sugli smartphone, oggi come dispositivi di arredamento domestico. Si tratta di strumenti in grado di interfacciarsi con gli elettrodomestici in piena rivoluzione IOT (Internet of things).

Gli assistenti vocali possono ascoltare le conversazioni, identificare le persone presenti e persino interromperle con suggerimenti commerciali inerenti. Si tratta di un’interessante opportunità per gli imprenditori: grazie a questo sistema sarebbe possibile raggiungere un pubblico selezionato e certamente interessato. Il web marketing sfrutta tecnologie ancora del tutto sconosciute al marketing tradizionale e questo è solo l’inizio.

C’è in particolare un brevetto depositato negli Stati Uniti che potrebbe suggerire nuove capacità per gli assistenti vocali.
Secondo il nuovo brevetto, tali dispositivi diventeranno pro-attivi, inserendosi nelle conversazioni nel modo che ritengono opportuno.

Come funzionano gli assistenti vocali?

Gli algoritmi di questi robot identificano le parole chiave che suggeriscono il bisogno di un prodotto o di un servizio. Allo stato attuale, gli assistenti vocali monitorano l’audio nell’ambiente circostante e intervengono se viene pronunciata la “formula magica” che li attiva, ad esempio “Hey Google“. Vediamo perché gli assistenti vocali sono un’opportunità per le aziende e gli utilizzatori, e soprattutto cerchiamo di capire perché in realtà potrebbero essere abbastanza sicuri.

Immaginiamo una stanza in cui ci sono due persone che parlano, mentre sopra un mobile è posizionato un assistente vocale. Il dispositivo resta in ascolto della conversazione nella stanza. “Restare in ascolto” significa che è presente un hardware, all’interno dell’oggetto, che registra in una memoria temporanea l’audio che entra dal microfono. Tale audio viene in tempo reale processato da un software e convertito in testo.

Il testo grezzo della conversazione viene analizzato da un algoritmo che individua parole chiave potenzialmente idonee a suggerire il bisogno di un prodotto o di un servizio. Gli assistenti vocali comunicano in cloud queste parole chiave ai server del fornitore del servizio. A quel punto il dispositivo in casa riceve offerte sui bisogni presunti delle persone che conversano nella stanza.

Questo procedimento avviene in tempi rapidissimi, qualche secondo in genere, ed è possibile in modo simultaneo rispettare persino la privacy. Infatti, i file audio delle conversazioni non vengono mandati ai venditori dei prodotti.  Se così fosse, oltre a costare un sacco di banda Internet, migliaia di persone dovrebbero ascoltare ogni conversazione.

Semplicemente assurdo, non accade nemmeno per i servizi di spionaggio una cosa simile, figuriamoci nel marketing! Piuttosto, un sistema automatizzato incrocia le parole chiave estrapolate dalla conversazione con le parole chiave che i venditori hanno associato ai loro prodotti. Dunque viene eseguita una corrispondenza fra domanda ed offerta.

Assistenti vocali e rispetto della privacy

Non sarebbe necessario che l’assistente vocale identifichi il luogo e le persone coinvolte nella conversazione, basterebbero le parole chiave, ma il marketing vuole suggerire sempre la miglior soluzione possibile, come fosse un vestito su misura.

È possibile che il sistema rilevi la posizione dell’oggetto e riconosca la voce delle persone, in modo da confrontare quelle parole chiave con i profili degli acquirenti; così facendo la correlazione fra domanda ed offerta risulterebbe assai più precisa.

Dopo tutto anche le persone si annoiano con la pubblicità spam, pensa agli annunci a cui non sei interessato. Con il consenso informato le persone possono decidere a quale grado sono disposte a sacrificare la loro privacy. Il GDPR europeo ha introdotto dal 25 Maggio 2018 importanti novità in materia di protezione dei dati personali.

Se i produttori programmano gli assistenti vocali per raccogliere i dati, trattarli e dimenticarli, è presumibile che l’assistente vocale esegua il compito affidatogli allo stesso modo. Cosa non da sottovalutare è l’aspetto conseguente al trattamento dei dati personali. La privacy può dipendere anche da chi o da cosa esegue il trattamento dei dati e per quanto tempo.

Per controllare la tua privacy e verificare che in casa o in ufficio non ci siano dispositivi spioni e software malevolo, scegli uno dei nostri firewall.